“Le azioni rendono in media il 7% all’anno.”
È una frase vera e profondamente fuorviante allo stesso tempo. La parola “media” nasconde quello che succede davvero: in realtà le azioni hanno fatto +24% un anno, −19% un altro, +11% un altro, −3% un altro, +31% un altro ancora. Il 7% è la media geometrica nei decenni, non ciò che capita in un anno qualunque.
La lezione di oggi parla di volatilità — cos’è, come si misura e cosa aspettarsi realisticamente dai tuoi investimenti azionari e obbligazionari.
Volatilità, in una frase
La volatilità misura quanto i rendimenti oscillano attorno alla loro media.
Due investimenti possono avere entrambi un rendimento medio del 7%, ma uno con volatilità del 5% si comporta come [5%, 9%, 6%, 8%, 7%] (tranquillo) e un altro con volatilità del 20% si comporta come [−15%, 30%, −5%, 20%, 5%] (selvaggio).
Hanno lo stesso “rendimento atteso” (media matematica). L’esperienza vissuta è radicalmente diversa.
Deviazione standard
La misura più comune della volatilità è la deviazione standard (σ, sigma). L’intuizione: σ misura la distanza “tipica” di un dato dalla media.
Per un asset con:
- Rendimento medio: 7% all’anno.
- Deviazione standard: 20%.
L’interpretazione grossolana (ipotizzando che i rendimenti seguano una distribuzione normale, cosa non del tutto vera ma utile):
- In circa il 68% degli anni, il rendimento sta tra media − σ e media + σ: tra −13% e +27%.
- In circa il 95% degli anni, sta tra media − 2σ e media + 2σ: tra −33% e +47%.
- In circa il 99% degli anni, sta tra −53% e +67%.
È una forbice larga. L’azionario globale ha storicamente una σ attorno al 15-20%. Quindi in un anno qualunque, una perdita del 20% è più o meno un evento 1 volta su 6, e una perdita del 40% circa 1 volta su 40. Raro, non impossibile.
Dati storici, prospettiva europea
Volatilità annualizzata approssimativa delle principali asset class (su dati di più decenni):
| Classe di asset | Rendimento reale | Volatilità (σ) |
|---|---|---|
| Liquidità (depositi EUR a breve) | 0-0,5% | 1-2% |
| Titoli di Stato EUR a breve | 1-2% | 3-5% |
| Titoli di Stato EUR a lunga | 2-3% | 7-12% |
| Obbligazioni corporate EUR | 2-3% | 5-9% |
| Azioni europee | 4-6% | 18-22% |
| Azioni globali | 5-7% | 15-18% |
| Azioni mercati emergenti | 5-7% | 22-28% |
| Oro | 1-3% | 15-18% |
| Immobiliare italiano | 1-2% | 10-15% |
Fonte: dati storici pluridecennali da JP Morgan Long-Term Capital Market Assumptions, Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook.
Numeri indicativi, variano da sotto-periodo a sotto-periodo. Ma l’ordine è stabile — le azioni sono più volatili delle obbligazioni, e la diversificazione internazionale abbassa la volatilità rispetto all’esposizione a un solo paese.
Come si sente la volatilità sulla pelle
I numeri da manuale non catturano l’esperienza emotiva. Qualche esempio storico reale:
- Crisi finanziaria globale del 2008: l’MSCI World perse circa il 42% dai massimi ai minimi. 5 anni per recuperare in termini nominali, 7 in termini reali.
- COVID 2020: −34% in 5 settimane, poi +70% in 9 mesi. Colpo di frusta.
- 2022: azionario globale −18%, obbligazionario −13%. Entrambi giù — raro.
Un investitore tipico su 20 anni vivrà almeno 1-2 mercati ribassisti con un drawdown del 30%+. Mettilo in conto. Non farti cogliere di sorpresa.
Sofia ha iniziato a investire nel 2023. La sua prima vera prova arriverà. Non “se” — “quando”.
Perché la volatilità conta per la pianificazione
Tre conseguenze pratiche:
1. Rischio della sequenza dei rendimenti
Per chi sta accumulando (lavora ancora, versa soldi), un crollo di mercato all’inizio è in realtà un aiuto — compri a prezzi più bassi più a lungo.
Per chi sta decumulando (in pensione, preleva), un crollo all’inizio del pensionamento può compromettere per sempre la sostenibilità. Prelevare durante un crollo cristallizza le perdite e lascia meno capitale per recuperare.
È il motivo per cui molti pensionati spostano gradualmente verso le obbligazioni: meno volatilità significa meno rischio di sequenza negli anni dei prelievi.
2. L’orizzonte temporale conta
La volatilità annua non tiene conto dell’orizzonte. La volatilità del rendimento annualizzato su 20 anni è molto più bassa che su 1 anno. Su orizzonti pluridecennali, le azioni tendono a dare rendimenti reali positivi con alta probabilità. Su 1 anno sono un testa o croce.
Regola di massima: abbina la volatilità dell’asset alla tua reale tempistica d’uso dei soldi. Liquidità per l’affitto di questo mese; obbligazioni per i soldi che ti servono tra 2-5 anni; azioni per i soldi che non ti servono prima di 10+ anni.
3. Tolleranza psicologica
Anche se “puoi” tollerare finanziariamente un calo del 40%, riesci a tollerarlo psicologicamente? Molti non ci riescono. Vendono sui minimi.
I dati sono chiari: gli investitori retail che vendono sui crolli ottengono rendimenti peggiori dei fondi che detengono. Il gap — chiamato “behavior gap” — è spesso del 2-3% all’anno, composto sui decenni diventa enorme.
La conoscenza di sé è la difesa. Se sai che venderesti in panico a −30%, costruisci un portafoglio (più obbligazioni) che non scenda così tanto. Non il portafoglio teoricamente ottimale — quello che riesci davvero a tenere.
Diversificazione e volatilità
Combinare asset con correlazione imperfetta riduce la volatilità del portafoglio al di sotto della media delle volatilità dei singoli componenti.
Esempio semplice:
- Asset A: rendimento 10%, volatilità 20%.
- Asset B: rendimento 10%, volatilità 20%.
- Mix 50/50 se la correlazione è 1,0 (perfetta): volatilità 20% (nessuna diversificazione).
- Mix 50/50 se la correlazione è 0,5: volatilità circa 17%.
- Mix 50/50 se la correlazione è 0,0: volatilità circa 14%.
- Mix 50/50 se la correlazione è −0,5: volatilità circa 11%.
Nella realtà, azioni e obbligazioni hanno spesso una correlazione leggermente positiva (0,2-0,4), che dà comunque una diversificazione significativa. Oro e materie prime a volte hanno correlazione bassa o negativa con le azioni. Le correlazioni dell’immobiliare sono variabili.
Un classico portafoglio 60% azioni + 40% obbligazioni ha tipicamente una volatilità attorno al 10-12%, contro il 15-18% di uno 100% azionario. Il rendimento è più basso (circa 5% reale contro 7%), ma il viaggio più tranquillo aiuta spesso il comportamento dell’investitore.
Drawdown massimo
La volatilità (σ) riguarda la dispersione. Il drawdown massimo riguarda il caso peggiore.
Drawdown massimo = da qualunque picco a qualunque minimo successivo, qual è la maggior perdita cumulata?
Drawdown massimi storici:
- MSCI World dal 1970: −50% (2008).
- S&P 500 dal 1928: −85% (1929-1932).
- Portafoglio globale 60/40 dal 1970: −32% (2008).
- Obbligazioni EUR aggregate dal 1970: −15% (2022).
Nella pianificazione, considera non solo la volatilità dell’anno tipico ma anche “il peggior calo che potrei affrontare”. Tieni abbastanza asset non azionari perché quel calo non metta a rischio i piani di vita.
Il “rischio” oltre la volatilità
La volatilità è solo un tipo di rischio. Ce ne sono altri:
- Rischio di inflazione. Le obbligazioni sembrano sicure finché un’inflazione al 5% se le mangia.
- Rischio di longevità. Finire i soldi prima di finire la vita.
- Rischio di sequenza. Rendimenti brutti all’inizio del pensionamento.
- Rischio di concentrazione. Mettere troppo in una cosa sola.
- Rischio comportamentale. Vendere in panico al momento sbagliato.
Un portafoglio ottimizzato per minimizzare la volatilità (solo liquidità) ha zero volatilità azionaria ma massimo rischio di inflazione e longevità.
Una buona pianificazione considera tutti i rischi, non solo quello facile da misurare.
Cosa fare con questa lezione
Tre cose:
- Conosci la volatilità del tuo portafoglio. Somma grossolanamente σ tra le tue posizioni. 100% azionario globale è circa il 18%. 60/40 è circa il 12%. Liquidità circa l’1%. Decidi cosa puoi tollerare.
- Fai uno stress test psicologico su te stesso. Immagina che il portafoglio scenda del 40% in 6 mesi. Riesci a non vendere? Se sì, puoi tenere più azioni. Se no, tieni più obbligazioni.
- Pianifica per il mercato ribassista inevitabile. Ogni orizzonte di 20 anni ne ha almeno uno. Aspettatelo. Pianifica. Non farti cogliere di sorpresa.
Fonti
- JP Morgan Asset Management — Long-Term Capital Market Assumptions. Pubblicazione annuale.
https://am.jpmorgan.com/. - Credit Suisse / UBS — Global Investment Returns Yearbook.
https://www.ubs.com/(consultato 2025-02). - Dimson, Marsh, Staunton — Triumph of the Optimists: 101 Years of Global Investment Returns, Princeton University Press, 2002.
- Morgan Housel — The Psychology of Money, 2020 — ottimo sugli aspetti comportamentali.
Prossima lezione: mercati efficienti e perché probabilmente non riuscirai a batterli. EMH, dibattito attivo vs passivo, dati SPIVA e cosa significano davvero per la tua strategia.