Finanza personale, da zero Lezione 23 / 60

Azioni: cosa possiedi davvero

Equity, diritti di voto, dividendi, buyback e l'identità contabile che sta alla base di ogni decisione sull'investimento azionario.

Sofia possiede 10 azioni di ENI. Quando le ha comprate, ha sborsato circa €150. In cambio ha ricevuto… cosa, esattamente?

La maggior parte degli investitori retail non sa rispondere con precisione. “Azioni.” “Un pezzo dell’azienda.” “Un investimento che va su e giù.”

La lezione di oggi è la risposta precisa. Quando compri azioni entri in una specifica relazione legale e finanziaria con l’azienda, e capire quella relazione è la base di ogni decisione di investimento successiva.

Un’azione è proprietà

Quando compri un’azione, possiedi una piccola fetta di un’azienda reale. Per ogni azione che detieni:

  • Hai diritto residuale sugli attivi dell’azienda dopo che i debiti sono stati pagati.
  • Hai diritto di voto nell’assemblea annuale degli azionisti.
  • Hai diritto a una quota dei dividendi se l’azienda distribuisce utili.
  • Benefici (o subisci) le variazioni del valore dell’azienda.

La proprietà può essere minuscola — le 10 azioni ENI di Sofia sono circa lo 0,0000001% dell’azienda. Ma legalmente è proprietà, non un diritto di credito come un’obbligazione.

L’identità contabile

Ogni azienda ha un’identità di bilancio semplice:

Attivo = Passivo + Patrimonio netto
  • Attivo: quello che l’azienda possiede (cassa, scorte, immobili, proprietà intellettuale, crediti).
  • Passivo: quello che l’azienda deve (debiti, debiti verso fornitori, obbligazioni pensionistiche).
  • Patrimonio netto: il residuo. Attivo meno passivo.

Le azioni rappresentano il patrimonio netto. Quando possiedi azioni, possiedi una quota di attivo meno passivo.

La capitalizzazione di mercato = prezzo dell’azione × numero totale di azioni in circolazione. Riflette quanto il mercato pensa valga il patrimonio netto (non necessariamente il valore contabile).

Importante: il patrimonio netto è un residuo. Se il passivo dell’azienda supera l’attivo, il patrimonio netto è zero o negativo — gli azionisti non ricevono nulla in caso di fallimento. Obbligazioni e debito senior hanno diritti prioritari.

Dividendi

Utili distribuiti agli azionisti in contanti (o, più raramente, in azioni).

  • Dividend yield: dividendo annuo / prezzo dell’azione. Il dividendo ENI del 2024 è stato di circa €1 per azione; a €15/azione, yield = 6,7%.
  • Payout ratio: dividendi / utile. Aziende che pagano il 100% o più dell’utile sono probabilmente insostenibili; 20-50% è tipico per aziende mature e profittevoli.
  • Dividendo crescente: le aziende che alzano il dividendo con costanza sono apprezzate dagli investitori orientati al reddito.

Non tutte le aziende pagano dividendi. Le tech spesso trattengono tutto l’utile per reinvestirlo (Google, Amazon storicamente). Aziende industriali e utility mature tipicamente distribuiscono (ENEL, ENI, Snam, Terna).

Tassazione dei dividendi in Italia: 26% trattenuto alla fonte. Dividendo netto su €100 lordo = €74.

Buyback — l’altro modo di restituire cassa

Alternativa al dividendo: l’azienda compra sul mercato azioni proprie e le cancella. Riduce il numero di azioni in circolazione, aumenta le metriche per azione.

Effetti:

  • Ogni azione residua rappresenta una fetta più grande dell’azienda.
  • L’utile per azione (EPS) sale, anche se l’utile totale non è cambiato.
  • Nessun evento fiscale per l’azionista finché non vende.
  • Il prezzo tende a essere sostenuto dalla pressione di acquisto.

Le aziende USA usano molto i buyback (oltre il 60% della restituzione di cassa dell’S&P 500 passa dai buyback). Le aziende europee e italiane meno — il dividendo resta dominante.

Vantaggio fiscale rispetto ai dividendi in Italia: il buyback non fa scattare il 26% sui dividendi. Le plusvalenze vengono tassate solo quando vendi. Per chi detiene a lungo, il buyback è più efficiente dal punto di vista fiscale rispetto al dividendo.

Diritti di voto e la “democrazia” societaria (per quel che vale)

In ogni assemblea annuale, gli azionisti votano su:

  • Consiglio di amministrazione.
  • Compensi dei vertici.
  • Operazioni rilevanti.
  • Approvazione del dividendo.

Per il singolo azionista retail, il voto è trascurabile (le 10 azioni ENI di Sofia = 10 voti su ~3,5 miliardi). Ma aggregati, gli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi sovrani) possono davvero influenzare le decisioni.

In Italia, molte società quotate hanno ancora azionisti di controllo significativi (famiglie, Stato, fondazioni). Questo limita l’influenza del retail. FCA-Stellantis ha la famiglia Agnelli; ENI lo Stato italiano; Intesa la Fondazione Cariplo. Gli azionisti di minoranza hanno diritti, non potere decisionale.

A volte esistono categorie di azioni speciali (in Francia, ad esempio, azioni con diritto di voto doppio per gli azionisti di lungo termine). La maggior parte delle azioni italiane quotate ha una sola categoria con un voto per azione.

Cosa muove i prezzi delle azioni

Breve termine (giorni-mesi): rumore, notizie, sentiment, flussi dei fondi. Per lo più imprevedibile.

Lungo termine (anni-decenni): il valore dei flussi di cassa futuri che l’azienda genererà.

La matematica del valore azionario di lungo termine:

  • Utile per azione (EPS) = utile netto / numero di azioni.
  • Rapporto Prezzo/Utili (P/E) = quanto il mercato si aspetta di pagare per ogni euro di utile.
  • Prezzo azione = EPS × P/E.

Le aziende che fanno crescere gli utili in modo sostenibile vedono il titolo salire nel tempo. Quelle che non ci riescono, no.

P/E del mercato italiano (FTSE MIB) nel 2024: ~10-12. P/E dell’S&P 500 USA: ~22-25. Un P/E più alto riflette aspettative di crescita più alta — le aziende italiane sono più mature, meno crescita.

Le tre fonti di rendimento azionario

Sui lunghi periodi:

  1. Dividendi incassati. Parte del rendimento totale.
  2. Buyback che riducono le azioni, sostenendo il prezzo per azione.
  3. Crescita degli utili che si capitalizza. Il driver fondamentale sui decenni.

Meno importante sul lungo ma drammatica nel breve: 4. Espansione/contrazione del multiplo P/E. Cambio di sentiment del mercato.

Per un investitore buy-and-hold di lungo termine, la fonte 3 domina. Scegli aziende (o più probabilmente, indici) dove gli utili crescono in modo sostenibile.

Come si valuta un’azione

Schema semplificato (non è un consiglio d’investimento su singole azioni, solo il modello mentale):

Discounted Cash Flow (DCF):

Valore azione = somma di (flussi di cassa futuri / (1 + tasso di sconto)^anno).

Per un’azienda stabile con EPS di €5 che cresce al 3%/anno, tasso di sconto 10%:

  • Valore approssimativo = €5 / (10% − 3%) = €71 per azione.

È il “Gordon growth model” nella sua forma più semplice. Un DCF vero è più articolato ma ha la stessa forma.

Quando qualcuno dice che un titolo è “correttamente valutato” o “sopravvalutato”, sta implicitamente richiamando un DCF. Analisti diversi arrivano a conclusioni diverse perché gli input (crescita, tasso di sconto) sono stime.

Gli investitori retail raramente fanno il DCF da soli. Ti affidi a:

  • Il prezzo di mercato come segnale approssimativo di “fair value”.
  • Il consensus aggregato degli analisti (Yahoo Finance, Bloomberg).
  • Oppure, raccomandato: non stock picking, ma investire in indici diversificati.

Stock picking vs indicizzazione

La grande domanda: dovresti comprare singole azioni o un ETF di indice diversificato?

I dati sono fortemente a favore dell’indicizzazione per la maggior parte dei retail. Motivi trattati nelle lezioni 30 e 31:

  • I gestori attivi professionisti sottoperformano gli indici sui 10 anni circa l’80% delle volte (dati SPIVA).
  • I retail fanno peggio dei professionisti.
  • Tasse e costi di transazione erodono i rendimenti dello stock picking.

Regola pratica: per il grosso del tuo portafoglio azionario, ETF su indici globali. Se vuoi cimentarti nelle singole azioni, tienile entro il 5-10% degli asset investibili — in pratica un budget ricreativo che forse ti insegnerà qualcosa.

Il problema dell’home bias italiano

Gli investitori retail italiani sono famosi per sovrappesare le azioni italiane: 40-60% dei portafogli azionari su nomi domestici (ENI, Intesa, Unicredit, ENEL, Ferrari, Generali).

L’Italia pesa circa lo 0,7% della capitalizzazione azionaria globale (fonte: MSCI). Avere il 50% in azioni italiane è un sovrappeso di 70 volte.

Conseguenze dell’home bias:

  • Rischio di concentrazione. Economia di un solo Paese pesantemente sovrappesata.
  • Concentrazione settoriale. Il mercato italiano è sbilanciato su banche, energia, utility, lusso. Poca tech, poca sanità.
  • Neutralità del rischio cambio. Azioni italiane in EUR; investitore residente UE, nessun guadagno/perdita su cambi. Ma niente di speciale.

Meglio: detenere un indice globale diversificato. L’esposizione al mercato italiano sarà ~0,7% — piccola ma proporzionata. Lo approfondiremo nella lezione 35 (globale vs home bias).

Azioni italiane specifiche da conoscere (non raccomandazioni)

Il FTSE MIB (le 40 maggiori società italiane quotate) è dominato da:

  • Finanziari: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, Mediobanca.
  • Energia: ENI, ENEL, Saipem, Snam, Terna.
  • Lusso/moda: Ferrari, Moncler, Prada (quotata a HK).
  • Industriali: Leonardo, Prysmian, Pirelli, STMicroelectronics.
  • Telecom: Telecom Italia.
  • Salute: Diasorin, Recordati.
  • Auto: Stellantis, Ferrari.

Al mercato italiano mancano grandi nomi tech (a parte STMicroelectronics, semiconduttori) e giganti della sanità (nessun equivalente di Novartis o GSK). Capire questo aiuta a spiegare perché le azioni italiane hanno sottoperformato gli indici globali negli ultimi 20 anni — sono concentrate in settori che non sono cresciuti alla velocità della tecnologia.

Cosa fare con questa lezione

Tre abitudini:

  1. Se possiedi singole azioni, calcola che % del portafoglio è su singoli nomi. Oltre il 5% su una sola azienda = rischio di concentrazione.
  2. Controlla il tuo home-bias. Se più del 20% della tua quota azionaria è italiana, sei probabilmente troppo concentrato.
  3. Per i nuovi investimenti azionari, parti dagli ETF su indici globali. Le scelte specifiche sono nella lezione 24 (rewrite).

Fonti

  • Borsa ItalianaListino FTSE MIB. https://www.borsaitaliana.it/.
  • MSCICountry Classification Framework and weights. https://www.msci.com/country-classification (consultato 2025-02).
  • SPIVA (S&P Dow Jones Indices)SPIVA Europe Scorecard. https://www.spglobal.com/spdji/en/research-insights/spiva/.
  • Aswath Damodaran (NYU Stern)Valuation. Risorsa online continuativa su https://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/.

Prossima lezione: ETF, UCITS, fondi indicizzati — lo strumento che rende banale investire globalmente diversificato. (Riscrittura del post esistente con il pieno trattamento da corso.)

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